'Responsabili insieme'

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formazione dirigentiNon esiste praticamente settore del Movimento che non abbia la necessità di “formare quadri ed operatori che siano motivati e competenti rispetto al campo di impegno, ma anche soggetti attivi e responsabili di fronte alla ricerca e agli obiettivi politici del movimento”.

Per risolvere questo problema non è pensabile una formazione diluita, parziale, “una tantum”, bensì un percorso formativo articolato in più momenti e diffuso nel tempo e con dei contenuti specifici.

E’ quindi necessario un coinvolgimento di tutte le risorse, culturali, scientifiche, spirituali, da rendere disponibili nel progetto formativo, senza dimenticare la chiara volontà politica di investire risorse umane ed economiche.

 

Nelle ACLI le domande di “senso” intorno alla presenza del Circolo in un determinato contesto territoriale e di “partecipazione” come richiesta di socialità, di relazione, di appartenenza, sono alla base di ogni impegno formativo.

La risposta a questa domanda di fondo è data dalla realtà stessa nella quale operano le ACLI: da una parte (quella della partecipazione) si trova nella presenza di un luogo (il Circolo) in cui viverla, dall’altra (quella del senso) si trova in un percorso formativo permanente che porta la persona aclista da iscritto a partecipe a dirigente lungo un tragitto segnato da momenti di particolare intensità e significato, motivati e motivanti, mai banali.

Tutti, in quanto persone, sono chiamati a leggere i segni dei tempi, in uno scenario sempre più ampio, comunque volto ad un orizzonte più vasto delle ACLI, perché tutti sono toccati da nuove forme di relazione, di socialità, di appartenenza.

Un momento fondamentale è tuttavia legato al passaggio dall’ “essere parte” al “prendere parte”, cioè dall’assumere passivamente (anche se consapevolmente, in quanto atto di libera scelta) le indicazioni dei mutamenti, con la conseguenza di giocare prevalentemente in difesa, in una sorta di fatalismo esistenziale, al ripensare e condividere e governare attivamente i passaggi che portano ad uno sviluppo autenticamente associativo, che conferisca senso e spazio, e quindi crei le premesse per un’appartenenza consapevole e soprattutto coinvolgente e profondamente educativa.

Un simile processo non può essere ipotizzato senza la volontà di recupero di autonomia di senso, di pratica sociale, di lettura di ciò che siamo e dove vogliamo stare ed operare.

Da qui deriva dunque l’esigenza di percorsi formativi in grado di soddisfare le attese dei singoli e di accompagnarli, attraverso un lavoro paziente e convincente, ad assumere quel ruolo che ne determini e ne giustifichi la crescita e la consapevolezza di avere avuto dei talenti da gestire e da ben amministrare nell’azione sociale quotidiana, nel realizzare quindi la “vocazione” a rendere meno faticosa la costruzione di esperienze attive di valore comunitario.

Lo scopo è proprio quello di offrire un’ulteriore occasione per ripensare al proprio “essere aclisti” (“sentirsi parte”), uno strumento per programmare percorsi di dialogo, di riflessione e di confronto, ma soprattutto di iniziative, perché si passi dai progetti alla loro realizzazione, dalla consapevolezza di una presenza alla capacità di costruire esperienze attive di valore comunitario (“prendere parte”).

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